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Fusione nell’universo: i lampi di raggi gamma
Submitted by rau on Thu, 2008-04-24 12:06.
Astronomy & space science | Fusion | Issue 7 | Italian | Physics | Science topic
Traduzione di Lucilla Croce Ferri
Tutto iniziò come un film di James Bond. Durante gli anni 60, nel mezzo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti lanciarono una serie di satelliti sensibili alla radiazione gamma per monitorare l’osservanza dell’Unione Sovietica del Trattato di Abolizione dei Test Nucleari, che vietava i test nucleari nell’atmosfera, sott’acqua e nello spazio.
Torcia o faro? Gli scienziati non solo non potevano dire dove fossero tali esplosioni, ma neppure dire quanto fossero lontane. Avvenivano nelle nostre vicinanze - nel Sistema Solare o nella nostra galassia - o erano molto più lontane? Senza conoscere la distanza, non era possibile determinare la potenza di questi eventi: erano solo “scintille” sulla superficie di comete, comete che cadevano su stelle compatte, o gigantesche esplosioni che sfidavano la nostra conoscienza? La situazione non era diversa da quella di una persona che, camminando di notte, vede una luce in lontananza: è la luce di una torcia di qualcuno che attraversa la strada, i fari di un’automobile lontana o il segnale rassicurante di un faro? Gli astronomi lasciarono spaziare la loro immaginazione. In un attimo, ci furono circa un centonaio di teorie per spiegare il nuovo fenomeno – più del numero degli eventi osservati! Come spesso succede, si fecero dei progressi quando emersero nuove tecnologie, in particolare con il lancio di satelliti scientifici dedicati alla ricerca dei raggi gamma. Lo strumento BATSE a bordo dell`Osservatorio di Raggi Gamma Compton della NASA rivelò che, in un giorno tipico, due o tre lampi di raggi gamma avvengono da qualche parte nell`Universo. BATSE mostrò inoltre che i lampi di raggi appaiono in tutte le direzioni. Questo sembrava contraddire l`idea che avessero origine soltanto nella nostra Via Lattea, perchè in questo caso avrebbero dovuto mostrare la tipica distribuzione piatta delle stelle deboli. Ciò in quanto la nostra galassia è un disco di stelle fortemente appiattito, come mostrato dall’aspetto stesso della Via Lattea, un fascio di stelle che attraversa l’intero cielo notturno. Anche se cruciali, queste osservazioni non fermarono del tutto il dibattito e alla fine degli anni 80, gli astronomi erano ancora divisi in due campi opposti: i primi credevano che i lampi di raggi gamma fossero dovuti a “eventi locali” – tipo comete che cadono su stelle di neutroni – e fossero collocati in un alone attorno alla nostra galassia. L’altro gruppo rifiutava questa ipotesi e sosteneva che i lampi di raggi gamma fossero eventi drammatici, legati alla morte di stelle e alla nascita di buchi neri, e che avvenissero ovunque nell’Universo. La disputa infuriò fino a quando il satellite italo-tedesco BeppoSaxw2, lanciato nel 1996, usò una combinazione di camere a raggi X e rivelatori di raggi gamma per mostrare che i lampi di raggi gamma hanno origine in galassie molto distanti. Da allora, il lampo di raggi gamma più distante risultò essere posizionato a più di 12.8 miliardi di anni luce, che significa che lo stiamo osservando nello stadio in cui era, quando l’Universo aveva meno di 900 milioni di anniw3. Gli eventi più potenti dal Big Bang Affinchè i lampi di raggi gamma siano rilevabili dalla Terra, devono rilasciare un ammontare tremendo di energia. L’energia rilasciata durante un lampo di raggi gamma in pochi secondi è più di quanto il Sole rilascierà durante tutta la sua vita (circa 10000 milioni di anni) In altre parole, questi eventi sono così luminosi che, per un breve momento, competono in luminosità con tutto l’Universo! Tuttavia durano un periodo molto breve, da meno di un secondo a pochi minuti. A parte lo stesso Big Bang, i lampi di raggi gamma sono senz’altro gli eventi più potenti conosciuti nell’Universo. Gli astronomi sono stati capaci di determinare che le esplosioni disturbano una regione attorno a loro molto estesa – in un caso, circa 5500 anni luce, che è più di un quinto della distanza tra il Sole e il centro della nostra galassia. Tutto il materiale in questa regione di spazio sarà ionizzato, cioè gli atomi saranno privati della maggior parte dei loro elettroni, se non di tutti. Se ci fosse della vita in questa regione dell’Universo, verrebbe probabilmente cancellata. Infatti, alcuni scienziati sostengono che l’estinzione di massa dell’Ordoviciano-Siluriano, che avvenne approssimativamente 450 milioni di anni fa e in cui circa il 70% di tutte le specie della Terra furono sterminate, fu causata da un lampo di raggi gamma vicino. Così i lampi di raggi gamma sono eventi incredibili, che producono distruzione nelle loro galassie e liberano un ammontare estremamente elevato di energia. Ovviamente la questione è quale “meccanismo” può produrre tali eventi. La formazione di un buco nero è un evento molto potente, così gli astronomi cominciarono a indagare se le due cose – i lampi di raggi gamma e i buchi neri – potessero essere messi in relazione. Anche se i dettagli sono ancora lontani dall’essere chiariti, gli scienziati ora credono che il modello migliore per spiegare i lampi di raggi gamma sia la “palla di fuoco”. Secondo questo modello, durante la creazione di un buco nero, l’energia rilasciata dall’esplosione è immagazzinata nell’energia cinetica di uno strato di particelle – una palla di fuoco – che si espande ad una velocità vicina a quella della luce. Inizialmente, la densità del materiale che esplode è così alta che nemmeno particelle evanescenti come i fotoni e i neutrini possono scappare. Mentre la palla di fuoco si espande ad un diametro di 10-100 miliardi di chilometri, la densità fotonica diminuisce abbastanza perchè i raggi gamma sfuggano liberamente: parte dell’energia cinetica della palla di fuoco è convertita in radiazione elettromagnetica, che risulta in un lampo di raggi gamma. Lunghi e corti L’abbondanza di osservazioni di lampi di raggi gamma ha rivelato che ne esistono principalmente di due tipi: quelli lunghi (che durano più di due secondi) e quelli corti (che durano da pochi millisecondi a due secondi). La differnza tra i due non è solo nella loro durata: i lampi corti sono costituiti anche da fotoni più energetici che quelli lunghi. Chiaramente, benchè entrambi i tipi di lampi di raggi gamma siano associati ai buchi neri, le origini fisiche precise dei due tipi devono essere diverse. Negli anni recenti, un grande sforzo internazionale ha mostrato in modo convincente che i lampi lunghi di raggi gamma sono collegati con l’esplosione finale di stelle molto massicce (ipernove), con una massa iniziale di più di 30-40 volte la massa del Sole, mentre collassano in un buco nero. L’evidenza chiave venne fornita con l’aiuto dei telescopi ESO nel 2003w4. Usando il telescopio “Very Large Telescope”w5 dell’ESO gli astronomi ottennero, nell’arco di un mese, spettri del bagliore residuo che si affievoliva di un lampo gamma (afterglow). Questo permise loro di osservare il graduale emergere di un spettro di tipo supernova, che rivelava l’esplosione estremamente violenta di una stella.
Molti altri eventi hanno permesso agli astronomi di collegare i lampi di lunga durata di raggi gamma alle ipernove. Uno di questi eventi avvenne l’11 dicembre 2001 e fu osservato dal satellite ESA XMM-Newtonw6, soltanto 11 ore dopo che il lampo era stato rivelato. A quel tempo, l’oggetto emetteva sette milioni di volte più raggi X di una galassia normale! Questo permise a XMM di prendere spettri dettagliati del lampo, permettendo agli astronomi di rilevare i segni caratteristici di molti elementi, tipo il magnesio, il silicio e il nichel, che sono emessi tipicamente da una stella che esplode (per più dettagli sulla formazione di metalli pesanti, vedi Rebusco, Boffin & Pierce-Price, 2007). Gli astronomi stavano scoprendo della materia emessa recentemente da una supernova Stelle che si uniscono E a proposito dei lampi di raggi gamma di breve durata? Fino a poco tempo fa, gli astronomi non erano capaci di rivelare un bagliore residuo. Perciò non era possibile localizzarli in modo preciso e dedurre così l’ambiente in cui si erano formati o caratterizzarli attraverso la loro curva di luce (variazione della luminosità nel tempo) o lo spettro.
Pochi mesi più tardi, degli astronomi rilevarono per la prima volta il bagliore residuo ottico di un lampo corto di raggi gamma. Le immagini ottenute all’osservatorio La Silla dell’ESO in Cile mostravano una sorgente che si indeboliva ai confini di una galassia. Gli astronomi osservarono il lampo, chiamato GRB 050709, per 20 giorni ma non rivelarono nessun segnale tipo supernova. Questo dà ulteriore accredito all’idea che i lampi corti di raggi gamma avvengono non come risultato di una ipernova, ma come due stelle molto compatte che si fondono per formare un buco nero.
Quarant’anni dopo la scoperta dei lampi di raggi gamma, ora sappiamo che questi avvengono ovunque nell’Universo, dal margine più lontano alla galassia più vicina. Abbiamo anche una spiegazione per i due tipi più comuni di lampi scoperti. Ma la natura è spesso più complicata di quanto noi tendiamo a credere: con il progresso nelle tecniche di osservazione, gli astronomi continuano a scoprire nuovi tipi di lampi di raggi gamma e la storia così non è ancora finita. Referenze Rebusco P, Boffin H, Pierce-Price D (2007) Fusion in the Universe: where your jewellery comes from. Science in School 5: 52-56. www.scienceinschool.org/2007/issue5/fusion Riferimenti sul web w1 – ESO, Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell'emisfero australe: www.eso.org w2 – BeppoSAX: www.asdc.asi.it/bepposax/ w3 – Star Death Beacon at the Edge of the Universe (ESO press release): www.eso.org/public/outreach/press-rel/pr-2005/pr-22-05.html w4 – Cosmological Gamma-Ray Bursts and Hypernovae Conclusively Linked (ESO press release): www.eso.org/public/outreach/press-rel/pr-2003/pr-16-03.html w5 – Per imparare di più sul telescopio ESO Very Large Telescope vedi www.eso.org/public/astronomy/teles-instr/paranal.html oppure Pierce-Price D (2006) Running one of the world’s largest telescopes. Science in School 1: 56-60. www.scienceinschool.org/2006/issue1/telescope w6 – XMM-Newton: http://sci.esa.int/science-e/www/area/index.cfm?fareaid=23 w7 – Sito NASA Swift: http://swift.sonoma.edu/about_swift/grbs.html Risorse Per imparare di più sulle supernove vedi: Székely P, Benedekfi Ö (2007)Fusion in the Universe: when a giant star dies... Science in School 6: 64-68. www.scienceinschool.org/2007/issue6/fusion GCN, the Gamma-ray bursts Coordinates Network: http://gcn.gsfc.nasa.gov/ Recensione Questo è un articolo molto entusiasmante, che introduce e discute un fenomeno che coinvolge una quantità tremenda di energia: i lampi di raggi gamma. L’articolo potrebbe essere usato per stimolare una discussione sull’origine e i misteri dell’Universo, come pure sulle scoperte scientifiche e i vantaggi tecnologici nella ricerca. Potrebbe anche incoraggiare giovani studenti a interessarsi di astronomia.
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