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Plastica, naturalmente
Submitted by sis on Thu, 2007-08-23 13:26.
Biology | Chemistry | Earth science | Ethics | Interdisciplinary | Issue 5 | Italian | Science topic
Traduzione Davide Del Campo
Il giocattolino di plastica nella scatola di cereali del mattino è un cliché largamente usato al momento della prima colazione. Tuttavia, lo smaltimento di milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno è un problema crescente che richiede una discussione più seria che non qualche chiacchiera sui cornflakes. Il lavoro condotto da Colin Webb e dai suoi colleghi Ruohang Wang and Apostolis Koutinas, nel Satake Centre for Grain Process Engineering all’Università di Manchester, ci fornisce una fantastica soluzione per la plastica che non solo promette di risolvere il problema dello smaltimento, ma apre inoltre un nuovo futuro sostenibile per la produzione.
Evitare le discariche Le materie plastiche hanno rivoluzionato la vita moderna, fornendoci ogni cosa dalle calze di nylon ai massaggiagengive ai condom di gomma sintetica ipoallergenici. La plastica è comunque un prodotto petrolchimico e con la produzione annuale di mezzo miliardo di tonnellate annuali dipendiamo dagli idrocarburi fossili per la sua produzione. Inoltre, il carattere usa e getta di molti materiali plastici, fa sì che ci siano seri problemi ambientali in quanto i prodotti petrolchimici non si degradano naturalmente. Scarti di plastica possono essere destinati all’ incenerimento, ma questo produce inquinamento. La plastica può essere riciclata, ma anche questa modalità presenta i suoi problemi di lavaggio, di separazione, e di ricerca di applicazioni per i materiali ottenuti. Sfortunatamente il sotterramento in discarica è ancora oggi il metodo più sano e meno costoso per lo smaltimento. Ma con il 40% dei prodotti di plastica sepolti in discarica queste si stanno riempiendo velocemente.” Le questioni ambientali, la crescente domanda di energia, le preoccupazioni politiche e l’esaurimento a medio-termine del petrolio hanno fatto nascere la necessità di sviluppare tecnologie sostenibili basate su materiali grezzi rinnovabili,” dice Colin. Insieme ai suoi colleghi, spera di affrontare questo problema grazie allo sviluppo di materiali alternativi per l’industria della plastica basati sulla coltivazione di cereali, piuttosto che sulle nostre scorte limitate di olio grezzo. “ La scelta di materia prima adatta a rifornire processi sostenibili dipende da fattori infrastrutturali, economici e tecnologici come la reperibilità, il personale qualificato, la tecnologia dei pre-trattamenti e i costi e il trasporto” afferma Apostolis. “I cereali appartengono a quelle poche materie prime che soddisfano al momento alla maggior parte di questi prerequisiti” I cereali sono abbastanza nutrienti da poter sostentare una schiera di microrganismi, come Aspergillus awamori, e questo può essere sfruttato per sviluppare un metodo generico per trasformare i chicchi usando la fermentazione microbiologica in materiali che possono essere convertiti chimicamente o attraverso un’ulteriore fermentazione in biocombustibili, prodotti chimici e bioplastiche (plastiche derivate da fonti vegetali, piuttosto che dal petrolio).
Al momento, ci sono tre modi per produrre bioplastiche. Il primo implica la produzione attraverso la fermentazione di materia prima derivata da cereali o altre colture. Questa tecnica richiede fasi di estrazione e di purificazione. Il secondo metodo prevede di progettare modi per “coltivare” la plastica dentro la stessa pianta, e quindi sono richieste fasi di raccolto e di purificazione. Infine, i cereali potrebbero essere usati per produrre, ancora attraverso la fermentazione, diversi precursori, che potrebbero poi essere convertiti in bioplastiche. Se microrganismi naturali non possono produrre le desiderate bioplastiche, allora anche essi potrebbero essere geneticamente manipolati per questo scopo. Microbi intelligenti I microbi che producono la plastica usano zuccheri semplici, come il glucosio, come fonte di carbonio e composti organici azotati, come aminoacidi e peptidi a catena corta, come fonte di azoto. Tutti questi nutrienti sono presenti nei chicchi dei cereali. Inoltre, i chicchi contengono anche le vitamine e i sali minerali essenziali per la crescita microbica. Alcuni chicchi hanno un gran potenziale per la produzione di fonti di composti chimici funzionali. Il grano, per esempio, vince su tutti perché contiene utili agglutinina e lipidi, arabinoxilani, acido fitico e vitamine, e zuccheri a catena corta. Il “perling” del chicco nel togliere lo strato più esterno ai semi per macinarli in farina produce un materiale di partenza ricco di nutrienti ed enzimi che può alimentare microrganismi adatti alla produzione di bioplastiche. “ Questa strategia di bioraffinazione fornisce una materia prima adatta alla susseguente fermentazione microbiologica per la produzione di bioplastiche ed altri prodotti chimici,” dice Colin. “Le bioplastiche microbiologiche troveranno molte applicazioni come materiali usa e getta, come le confezioni per alimenti, che non possono essere riciclate.”
“Il glutine per esempio, potrebbe essere usato come bioplastica in molte applicazioni.” Dice Apostolis, “mentre gli arabinoxilani potrebbero essere usati in applicazioni mediche, così che nessun sottoprodotto dei cereali andrebbe sprecato.” Colin aggiunge: “ L’attuale industria delle materie plastiche sarà gradualmente trasformata da processi che utilizzano prodotti petrolchimici in altri basati sulle materie prime dalle biomasse rinnovabili. L’imminente esaurimento delle risorse petrolifere forzerà questo cambiamento,” dice, “facendo dei cereali i più probabili candidati come materiali grezzi per la produzione delle bioplastiche.”. Secondo Colin, il successo di questa impresa dipenderà dalla collaborazione con le industrie o altri patner accademici che possano fornire esperti su bisogni dei mercati, sulle tecnologie di produzione industriale, sulla chimica, sulla coltivazione di cereali e sull’analisi dei cicli di vita. Colin commenta: “ Lo scopo per cui si è finora lavorato a questo progetto è stato quello di puntare al miglioramento degli aspetti economici della produzione delle materie plastiche attraverso la fermentazione, che è uno dei principali ostacoli a questo processo.” Se si avrà successo, allora i giocattolini di plastica nella scatola dei vostri cereali un giorno saranno ecosostenibili come i cereali stessi. Riferimenti sul web w1 –EPSRC finanzia la ricerca e la formazione post-laurea in ingegneria e in fisica nell’Università e in altre organizzazioni in tutto il Regno Unito. Recensione La produzione della plastica non è di norma inserita nelle lezioni di scienze, ma quest’articolo esamina uno di quegli aspetti di scienza-accessoria che sono rilevanti nei problemi dello sviluppo delle società umane. Ai nostri giorni, la sostenibilità delle risorse naturali e il riscaldamento globale causato dall’uomo sono i principali fattori limitanti per ogni modello di sviluppo sociale. Mentre alcuni gruppi sostengono la convenienza dell’energia nucleare o lo sviluppo di sorgenti alternative di energia, Bradley dimostra che progredire nella gestione efficiente di risorse rinnovabili può avere effetti positivi. L’articolo tratta di efficienza, sostenibilità, riduzione del nostro personale carbon footprint, risorse naturali e struttura sociale. Inoltre esso mostra come la specializzazione scientifica (così spesso criticata) rende possibile progressi in aree molto piccole di conoscenza che possono essere utilizzate in un senso molto ampio. All’interno della aula scolastica, l’articolo offre applicazioni interdisciplinari. Gli insegnati di scienze ambientali e di educazione ambientale della scuola media o delle prime classi delle superiori possono usarlo per illustrare e trattare alcuni concetti basilari come la sostenibilità, il ciclo del Carbonio e l’influenza umana, i cambiamenti nella struttura sociale o l’importanza dell’agricoltura e della conservazione del suolo. Ecco qualche possibile attività in relazione all’articolo:
Juan de Dios Centeno Carrillo, Spagna David Bradley è uno scrittore professionista di argomento scientifico. www.sciencebase.com Quest’articolo è stato pubblicato per la prima volta nel numero 37 di Newsline, rivista trimestrale che illustra le migliori ricerche supportate da EPSRC: www.epsrc.ac.uk
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